Il ritmo della vita quotidiana era necessariamente scandito dalle varie scadenze concernenti l'allevamento e l'agricoltura; in primavera si provvedeva alla manutenzione dei prati ed alla semina della segale, dell'orzo e delle patate, nonchè alla riparazione dei sentieri eventualmente danneggiati dalle valanghe e dal gelo. Anche la tosatura delle pecore avveniva in questa stagione, mentre in estate i bovini venivano condotti all'alpeggio, fermandosi dapprima sui pascoli più bassi (in genere quelli di pertinenza di ogni famiglia) e poi salendo via via verso quelli situati a quote superiori.
La vita in alpeggio non concedeva pause, se non quelle destinate ad alimentarsi in modo frugale: oltre alle necessarie cure degli animali ed alla concimazione dei pascoli, al fine di evitarne l'impoverimento della cotica erbosa, occorreva preparare il formaggio e approntare la legna per l'inverno. Gli uomini rimasti al villaggio erano di solito anziani o coloro che, svolgendo un'attività artigianale, affidavano i propri capi di bestiame ai pastori che si recavano in Alpe, anche le donne erano impegnate soprattutto nella fienagione dei prati circostanti al villaggio, dove di norma si sfalciava a giugno ed agosto.
La venuta dell'autunno segnava il ritorno degli animali dall'alpeggio, con graduali tappe sui prati di mezza montagna, e comportava inoltre la raccolta della segale e delle patate, oltre ai frutti autunnali come mele, pere e nocciole. Tutto ciò che un'avara natura poteva offrire era prezioso per i Walser: in autunno giungeva il momento di raccogliere non solo le foglie secche, destinate ad imbottire i pagliericci e ed all'alimentazione di alcune specie animali, quali le capre, ma anche le pigne, ottime come combustibile; sfruttando le prime nevicate si provvedeva anche a trasportare al villaggio la legna accumulata in estate, impiegando grosse slitte manovrate a braccia.
E finalmente l'inverno! La stagione in cui il tempo inclemente costringeva a stare in casa, ma non nell'ozio: gli industriosi Walser approntavano con le proprie mani ed infinita creatività tutta una serie di attrezzi agricoli ed utensili da impiegare in campo agricolo ed artigiano. La famiglia, dopo aver accudito gli animali, si radunava nella "stube", la stanza di soggiorno che prendeva il nome dal focolare ivi presente, separata dalla stalla da un semplice tramezzo in legno; luogo caldo, odoroso di fieno e paglia, reso fumoso dal respiro degli animali, un posto dove si riunivano interi nuclei familiari, senza distinzioni di sesso o età; nelle lunghe, fredde sere invernali, alla luce tremolante delle lanterne, gli uomini si accordavano sui lavori da svolgere o riparavano gli attrezzi, le donne sposate tessevano, filavano ed allattavano i neonati, mentre i piccoli dormivano sulla paglia e le ragazze in età da marito parlottavano tra loro, esaltando i pregi dei rispettivi fidanzati. I vecchi poi, memoria storica e depositari di una saggezza dovuta agli anni vissuti, raccontavano storie ai più piccoli, inanellavano proverbi o sgranavano il Rosario. E tutto questo microcosmo, quasi un Presepe quotidianamente ricostruito, si collocava naturalmente nella stalla, un luogo associato al calore della famiglia ed al senso di sicurezza, cullato e sottolineato dalla presenza solida degli animali, dal loro odore familiare, dal rumore delle mascelle ruminanti e dei muggiti sommessi.







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