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L'architettura
Walser Valsesiana e Valdostana differisce da altre tipologie, in
quanto l'abitazione comprende in un solo edificio anche i comparti
agricoli normalmente a sè stanti, come la stalla, il fienile
ed il granaio; le case così concepite - dette "stadelhus"
in Valsesia e "wohngade" in Val d'Aosta - venivano costruite
in legno e pietra con la tipica tecnica a "blockbau" che
prevede l'utilizzo di lunghi tronchi in larice ed abete per formare
una parete tramite sovrapposizione degli stessi ad incastro angolare
tra due pareti ortogonali.
Questa tipologia di casa Walser è di solito a tre piani,
il piano seminterrato è costituito da pietre posate a secco,
e viene impiegato come stalla (godu) e per la lavorazione del latte
(firhus); a fianco, separati da una semplice tramezza in legno,
si trovano anche il soggiorno (stand) e la cucina (chuchi). Il primo
piano è riservato alle camere da letto (bettstuba), mentre
all'ultimo piano si trovano il fienile (stodal) ed il locale impiegato
per conservare i cibi (spicher). Un elemento caratterizzante è
il loggiato in legno (schopf), che circonda la casa sui quattro
lati: questa soluzione architettonica - basata sul modulo geometrico
antropocentrico leonardesco - nasce dall'esigenza di far seccare
fieno, segale e canapa al riparo dal clima piovoso ed umido della
zona, ma col tempo è diventata una vera e propria caratteristica
a preciso intento estetico.
Il tetto a doppia falda è ricoperto da lastre di pietra chiamate
"piode", disposte a squame di pesce; sul tetto, sulla
parte sovrastante l'ingresso, gli edifici recano a volte una tipica
pietra bianca triangolare, posta a protezione contro gli spiriti
maligni.
La tipologia abitativa Walser di altre zone (Formazza) richiama
invece quella originaria Vallesana, basata su un edificio abitativo
distinto dagli altri fabbricati ad uso agricolo; tra questi ultimi
risulta tipico per il metodo costruttivo lo "stadel" cioè
il granaio, destinato ad accogliere non solo le provviste alimentari,
quali la carne secca, il pane ed il formaggio, ma anche lana, canapa
e così via: veniva appoggiato su colonne piramidali - dette
popolarmente "funghi" o "musblatte" - in legno
o pietra, venendo perciò a formarsi un'intercapedine tra
il terreno ed il piano sovrastante, destinata ad evitare l'ingresso
di animali sgraditi e ad isolarlo termicamente. La stalla ed il
fienile sono anch'essi costruzioni a sè stanti, di solito
ubicate ad una certa distanza dall'abitazione principale; quest'ultima,
non essendoci condizioni climatiche di piovosità, non presenta
i loggiati tipici della casa Alagnese, e le aperture all'esterno
delle varie stanze sono date da finestre "a belvedere",
composte da più telai verticali suddivisi orizzontalmente,
con una parte superiore fissa ed una inferiore a vetri scorrevoli.
Il mobilio delle case Walser è di estrema semplicità
e funzionalità, lo si potrebbe definire " a misura d'uomo";
lungo le pareti vengono addossate semplici panche, il tavolo è
in genere incernierato al muro per il lato corto e ribaltabile,
così da assicurare - al di fuori delle ore dei pasti - ampio
spazio per ogni attività interna, mentre nella stanza da
letto lo stesso è di solito ricavato in un'alcova e l'armadio
è a muro; non manca naturalmente un cassettone contenente
la dote della sposa e una culla per il neonato, a volte artisticamente
intagliata dall'estro creativo del futuro padre.
Significativa è la presenza di alcuni elementi a valenza
"magica", come la già citata pietra triangolare
bianca sul colmo del tetto, amuleto contro gli spiriti maligni ed
al contempo segnale per i viandanti, volto ad individuare una comune
origine Walser; tuttavia la caratteristica più saliente della
religiosità frammista a magia nelle case di quest'etnia è
la "seelabalgga" o finestra dell'anima. Quest'apertura
di grandezza variabile veniva dischiusa nelle case in cui qualcuno
era in procinto di morire, così da consentire che l'anima
del defunto potesse volare in cielo, e richiusa subito dopo il decesso,
per impedire all'anima di rientrarvi, turbando così la pace
dei vivi.
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