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La
cucina Walser è per necessità legata all'ambiente
di vita, una cucina rustica e povera, i cui piatti sfruttano al
meglio ciò che la natura avara della montagna può
offrire. Ne è un classico esempio l' "Uberlekke",
una preparazione che associa carni salate di varie specie (pecora,
maiale, manzo e, anticamente, persino la marmotta!) a verdure normalmente
presenti negli orti montani, quali carote, cavoli, patate e rape.
Per quanto riguarda la "Landturta" Alagnese invece, il
nome non deve trarre in inganno: questa particolarissima preparazione
mescola con arguzia e sapidità i sapori dolci e salati. L'impasto
di farina gialla e scarsa farina bianca, latte ed uova viene poi
completato dall'aggiunta di fetttine sottili di cipolla e di mele,
pezzetti di salamino e toma, fichi secchi ed uva sultanina e quindi
cotto in forno.
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Com'è
logico, data la disponibilità del solo pane raffermo, le
zuppe costituivano un piatto forte di questa cucina, dalla semplice
mistura di brodo di carne, pane e formaggio, fino alla più
elaborata "Wallisschuppa" o "Wallishersuppe":
si tratta di una zuppa nella quale si fanno soffriggere nel burro
pezzetti di pancetta, mentre nelle scodelle, a parte, si alternano
strati di pane di segale e toma, sui quali si versa il brodo ed
il soffritto. "G'handutartuffule": sono fettine di pancetta
e di salame soffritte nel burro alle quali si uniscono delle patate
tagliate a dischi.
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Tra
i dolci, non va dimenticata anche la "Wiwelijata", una
crema cotta a bagnomaria, composta da farina bianca, panna (nidlu),
burro, zucchero e vino rosso.
Una
parentesi particolari va dedicata al pane, che veniva preparato
due volte all'anno, in primavera ed autunno; nei tempi antichi la
panificazione era effettuata in macine e mulini comuni a più
famiglie o all'intero villaggio (solo successivamente comparve la
figura del mugnaio proprietario di un suo panificio): l'occasione
era pertanto motivo di riunione e festa per la comunità.
La materia base del pane era la farina di segale, classico cereale
"di montagna", impastata con sale e parte della "pasta
madre" conservata dalle panificazioni precedenti, al fine di
ottenerne la lievitazione.
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Un'altra
preparazione diffusa dai Walser su tutto l'arco Alpino è
rappresentata dalla "mocetta", altrove conosciuta con
il nome di "carne dei Grigioni": si tratta in sostanza
sempre della stessa pietanza, cioè a dire un pezzatura piuttosto
piccola di carne di varia origine - bovina, caprina, di cervo, camoscio
o capriolo - opportunamente salata, essicata e, a volte, affumicata,
talora insaporita in superficie con bacche di pepe e ginepro o miscugli
di erbe aromatiche seccate.
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Naturalmente
non si può tralasciare una particolare menzione per il latte,
il burro ed il formaggio: questi cibi erano basilari nell'alimentazione
quotidiana di questo popolo. La maggior parte delle "tome"
che oggi apprezziamo è strettamente imparentata al "formaggio
d'Alpe" prodotto dai Walser; ed oggi ci sono più note
con un nome specifico, per esempio "Bettelmatt" e "Maccagno",
tanto per citare due tra i molti formaggi assai noti all'ampio pubblico
dei buongustai italiani.
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© 2008
EOS Editrice
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