La lingua dei Walser è indubbiamente il carattere più distintivo di questa popolazione, l'aspetto che più di ogni altro - costume, architettura, diritto - identifica e contraddistingue l'appartenenza a questa etnia. Essa fa parte di un gruppo specifico definito
“ höchstalemannisch”, cioè alemanno superiore, di chiara derivazione tedesca; più precisamente viene detta "titsch" o "titschu" ad Alagna, Formazza, Macugnaga e Gressoney,"töitschu" ad Issime e "tittschu" a Rimella. Nel corso dei secoli la lingua originale si è diversificata, subendo molte mutazioni, dovute all'interazione con le parlate locali delle varie aree d'insediamento; già nel 1839 il germanista Albert Schott riuscì a riconoscere differenze tra i vari idiomi Walser, giungendo a definire quello di Gressoney come il più aderente alla lingua originaria, mentre le parlate di Alagna, Rima e Rimella apparivano già più "corrotte" dall'Italiano; l'idioma di Formazza e Macugnaga era invece più influenzato dal contiguo Vallese.
Per comprendere l'evoluzione di questa lingua, oltre alle contaminazioni subite nelle diverse zone d'insediamento, bisogna inoltre ricordare che essa veniva perlopiù tramandata oralmente, non essendo stati trasmessi - almeno per i primi secoli - testi scritti: è necessario giungere fino al 1700 per incontrare le prime testimonianze cartacee sotto forma di lettere di emigranti o di documenti manoscritti dai parroci Walser. In particolare l'influenza degli uomini di Chiesa fu decisamente determinante per l'adozione della lingua Italiana o l'uso di quella Walser: basti pensare che proprio nel 1839 Monsignor Balbis Bertone della Diocesi di Novara redasse un " Piccolo Catechismo " in tedesco, da impiegarsi nelle Parrocchie frequentate da questa etnia; bisognò attendere fino al 1845, anno in cui in Alagna Don Gnifetti si prodigò affinchè l'Italiano sostituisse l'idioma Walser nelle prediche e nelle confessioni.
È innegabile comunque che la tradizione orale fu sempre mantenuta viva all'interno dei vari nuclei familiari, soprattutto per merito delle donne e degli anziani, intenti nelle sere d'inverno a raccontare preghiere, filastrocche e leggende ai piccini, riuniti per l'occasione nel caldo tepore della "stube".
Pur con tutte le comprensibili variazioni, la lingua Walser conserva ancor oggi alcune caratteristiche comuni, tra cui:

- la presenza di tre generi: maschile, femminile, neutro
- i casi: nominativo, genitivo, dativo ed accusativo
- la declinazione del sostantivo e dell'aggettivo
- l'uso del verbo ausiliario "tun" (fare) nella coniugazione dei verbi

Attualmente sono in corso molti progetti di recupero e valorizzazione di questo antico idioma, anche mediante la compilazione di dizionari e testi d'apprendimento destinati a studenti d'ogni età.




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