La profonda religiosità dei Walser affonda le sue radici nella necessità di ogni popolo migratore di recare con sè dalla madre patria la fede praticata dagli avi: quasi un'invisibile filo, un cordone ombelicale che collega il passato al futuro incognito. Coloro che partivano non sapevano cosa aspettarsi, quali pericoli avrebbero dovuto affrontare: fu quindi naturale affidare i loro passi alla protezione di Santi familiari nella terra di origine, quali San Teodulo e San Niklaus, in Italia meglio conosciuto come San Nicola, patrono di Bari, città in cui riposano le sue spoglie.
Giunti nel luogo stabilito per fondarvi un insediamento, i Walser si preoccupavano di costruirvi subito una cappella od un oratorio, non solo come cuore vitale della neocostituita comunità, ma anche quale tangibile ringraziamento per essere giunti sani e salvi, per aver trovato una nuova terra dove crescere e prosperare, pur tra mille difficoltà; non stupisca quindi la moltitudine di edifici religiosi che è possibile rinvenire ancor oggi in ogni paese da essi fondato.
Questa profonda religiosità faceva sì che in ogni casa fosse presente un altarino domestico, chiamato "Herrgottswinkel" - angolino delle orazioni - davanti al quale raccogliersi per una prece, ma anche le stalle o le travi di colmo presentavano sovente delle croci incise, poste a protezione del bestiame, o, più semplicemente, per allontanare il Maligno.



La devozione dei Walser si estrinsicava anche attraverso preghiere comunitarie, quali la recita del Rosario: basti pensare alla tradizionale processione del Rosario Fiorito, che si svolge ancor oggi ad Alagna, intesa come forma di ringraziamento per una buona estate passata in alpeggio ed a suffragio delle anime dei morti.
Quando persino la religione non si dimostrava sufficiente a sostenere un'esistenza difficile e piena di privazioni, i Walser si rifugiavano nel conforto derivante dalle antiche leggende. È noto che leggende alimentano i sogni: quando questi svaniscono, si perde al contempo la grandezza e l'identità culturale del popolo che le ha create. In base a questo concetto si può ben comprendere quella che è forse la più diffusa e celebre delle leggende Walser, quella della "Valle Perduta" o "Verluoren Thal", un mitico giardino dell'Eden, in cui i pascoli erano sempre verdi, l'acqua fresca ed abbondante e gli uomini vivevano felici, in pace ed amore, tra fiori e larici secolari. MIti come questo aiutarono i coloni a sopportare di buon grado tutte le avversità delle vita quotidiana: la speranza in migliori condizioni di vita, non disgiunta dall'amore per la terra d'origine lasciata, ispirò ad esempio i Walser che fondarono Macugnaga, piantando nel villaggio, accanto alla Chiesa Vecchia, un tiglio recato dalla madre patria.





© 2008 EOS Editrice