Questa antica processione, profondamente intrecciata al senso di religiosità dei Walser e motivata dalla necessità di porre sotto la materna protezione di Maria Vergine ogni aspetto della semplice vita quotidiana, risale all’anno 1684, anche se la data comunemente citata come origine è il 1683. In effetti non esiste alcuna giustificazione per questa convenzione: molto probabilmente vi fu in passato un’errata trascrizione della data d’istituzione della Processione, che risale al 1689.
Negli anni successivi alla proclamazione da parte della Chiesa della festa del Santo Rosario fiorirono numerose le Confraternite ad esso votate: quella di Alagna fu istituita nel 1644 da Cristoforo Bruno, parroco di origine Walser, alla presenza del notaio Giovanni Francesco Giacobino di Campertogno, con il nome ufficiale di “Veneranda Confraternita del Santo Rosario”. Nel 1684, in occasione del quarantennale della fondazione, il rettore della parrocchia di Alagna Christophorus Brunus, coadiuvato dal cappellano della Confraternita Petrus De Paulis celebrano per la prima volta il rito del Rosario Fiorito in alpeggio, mentre la Processione vera e propria risale al 1689. Originariamente frequentato dalle genti d’Alagna, la partecipazione al Rosario fu poi estesa nel 1688 anche ai Walser di Rimella grazie a Michael Antonius Vasina, originario di tale paese e parroco di Alagna, quasi a sottolineare le radici comuni delle popolazioni; ancor oggi, ogni tre anni, la Processione si svolge in forma solenne, con l’intervento di rappresentanti delle comunità Walser di Rimella, Rima, Carcoforo per la Valsesia, Gressoney ed Issime per la Val d’Aosta, Campello, Ornavasso, Formazza e Macugnaga per la Val d’Ossola e Bosco Gurin per il Canton Ticino.
Il rito del Rosario Fiorito nacque non solo come forma di ringraziamento - Der Dangktog – da parte dei montanari per l’estate passata negli alpeggi, ma anche a suffragio di tutti i defunti:era infatti usanza delle genti della Valle recarsi a recitare il Rosario sul ghiacciaio del Monte Rosa, per la salvezza delle anime dei morti che là si aggiravano con l’aspetto di farfalle; un’antica superstizione, citata anche dal parroco Alagnese Giovanni Gnifetti, voleva infatti che le anime in pena vagassero tra le cime e potessero essere liberate solo recitandovi un Rosario a ginocchia nude.
La tradizionale recita del Rosario Fiorito si perpetuò inalterata nei contenuti e nei significati fino ai primi anni del ‘900: dopo un periodo di abbandono, è stata riportata in auge nel 1982, per volontà di Don Carlo Elgo (Parroco di Alagna) e del Signor Ovidio Raiteri.





La parola “rosario” deriva dal latino “rosarium”, cioè rosaio, e certamente non si poteva trovare nome migliore per questa preghiera che celebra la gloria della Vergine Maria, “flos forum- fiore de fiori”. L’attuale Rosario Fiorito ha questa denominazione perché ad ogni decina di Avemarie sboccia un pensiero, quasi un fiore legato ai misteri che vengono via via meditati; la processione ad esso legata è metafora del difficile cammino per ascendere alla montagna di Dio, percorrendo i sentieri travagliati ed impervi dell’animo umano con l’aiuto materno di Maria Vergine.
Il sacro rito inizia dalla cappelletta ricavata in una nicchia di roccia sotto la parete di Flua e si snoda lungo il sentiero che scende dal rifugio Barba-Ferrero e poi attraverso gli alpeggi di Schafejaz, Blatte, Bitz, Pile e Stigu; ad ogni tappa vengono recitati i Misteri del Rosario ed intonati canti nell’antica lingua madre da parte dei rappresentanti delle varie comunità Walser che intervengono alla manifestazione. La processione, semplice e sommessa, ma profondamente sentita, è aperta dallo stendardo della Confraternita, al cui lato sfilano le donne nei loro costumi Walser, reggendo tra le mani antiche lanterne; seguono poi gli uomini, anch’essi in costume tradizionale, con il bastone – baculum - che simboleggia l’appartenenza alla Confraternita e la Croce. Ad ogni sosta si prega, meditando su spunti di riflessione inerenti al lavoro, alla famiglia, alla vita quotidiana, all’accettazione del dolore ed al ricordo dei defunti. La settima sosta è all’Oratorio di Sant’Antonio Abate, presso le miniere di Kreas: qui viene celebrata la Messa solenne e cantato il “Te Deum”, dopodichè la processione si scioglie, non senza aver benedetto le immagini sacre da distribuire ai fedeli, il cui tema, sempre legato alla devozione per la Madonna, varia annualmente ed è in suffragio delle famiglie della zona. Queste immagini riproducono in bianco e nero le pregevoli opere d’arte locali dedicate al culto di Maria e recano stampate in latino, italiano e “titschu” preghiere alla Madonna o brevi riflessioni tratte dal “Piccolo Catechismo” di Monsignor Balbis Bertone (1839), tradotto espressamente in tedesco ad uso delle Parrocchie della Valsesia.

Una descrizione più esaustiva della Processione è disponibile sul volume: Il Rosario Fiorito.




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